1990 – 1999

Le capre cucite. Ulassai, 1992

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Le capre cucite, Ulassai 1992

 

 

La strada del rito. Ulassai, 1993

 

 

 

La scarpata. Ulassai, 1993

 

 

 

Su barca di carta m’imbarco – Atelier sul mare, Messina – 1993

É un affascinante viaggio che dalle profondità degli abissi conduce verso l’infinito dello spazio cosmico, quello creato da Maria Lai in questa stanza. L’acqua è elemento predominante, liquido vitale dove si muovono pesci colorati, alghe e altri organismi marini che affollano le pareti del bagno, dove l’artista ha reinventato, decorandoli, il rivestimento e i sanitari in ceramica. Il soffitto è una lastra di vetro che evoca la superficie marina. Emergendo da quel mare, il fruitore approda in un altro spazio che l’artista ha voluto dedicare alle due isole del Mediterraneo, la Sicilia e la Sardegna (quest’ultima sua terra natia), evocate rispettivamente dal blu e dal nero. Il fruitore, abbandonandosi sul letto-isola, può ammirare le costellazioni immaginarie che si specchiano nel copriletto e le stelle, piccoli elementi riflettenti. Nella profondità del blu-nero delle pareti spiccano sciami di stelle e un sole creato da un groviglio di fili metallici, che è luce ma anche principio, caos da cui è nata la materia. L’illuminazione molto studiata e i colori intensi contribuiscono a creare un’atmosfera sospesa tra mare e terra, tra luce e ombra. Sintesi e punto focale dell’insieme è la pietra spaccata che racchiude in sé il silenzio e il mistero di queste due terre.
Una notte per ritrovare in quel buio la luce di una stella, “sfuggendo per un attimo al mondo della divisione ed entrando nel mondo dell’unità dove una cosa, una creatura dice all’altra: questo sei tu”. (Antonio Presti)

 

 

 

Tortolì: Su logu è s’iscultura – 1995

 

 

 

Le lune malandrine. Palazzo Varese – Roma, 1995

 

 

 

L’albero del miele amaro. Siliqua, 1997

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 Piazza. Sinnai, 1999
Progetto: Gaetano Lixi (capogruppo), Francesco Delogu (D.A.A. Delogu Architetti Associati), Michele Molè
Consulenza artistica: Maria Lai

 

 

 

 

Museo dell’Olio della Sabina a Castelnuovo di Farfa – 1999

“Già la rampa d’accesso è in realtà un’opera della scultrice sarda Maria Lai (“Preambolo”) dove le parole graffite sul muro raccontano il mistero dell’olio e dell’arte. Nell’atrio del museo ancora un’opera della Lai: “L’Albero del Poeta” ove un albero di olivo accoglie il visitatore e la Lai narra, usando scultura e scrittura, il mito dell’origine dell’olio. Con la successiva installazione la Lai narra una storia, tratta da un canto popolare sardo, come raccontano Mao Benedetti e Sveva Di Martino presentando il museo: “Le pareti, nere, sono teatro di apparizioni. Una di queste guida lo sguardo: è un filo d’oro. L’installazione si origina da cinque parole che divengono, da parole chiave nell’olivicultura, metaforici fondamenti dell’arte. Il sasso: la concretezza della materia; il solco: il sovvertimento della tradizione;il sole: la passione per l’infinito; la scure: il rigore dell’arte; il sale: i sogni che affiorano dalle paure e danno sapore all’esistenza”.
Fabrizio Sciarretta